Nguyen Kitchen: quando la commedia musicale riesce a raccontare con tono vivace e genuino temi seri, avvolgendo ogni scena in un irresistibile contesto culinario che profuma di fritto.

| Anno | Francia 2024 |
| Genere | Musical |
| Durata | 99 minuti |
| Regia | Stéphane Ly-Cuong |
| Cast | Anh Tran-Nghia, Gaël Kamilindi, Linh Dan Pham, Camille Japy, Christophe Tek |
Trama del film
Yvonne Nguyen (Clotilde Chevalier) è una giovane franco-vietnamita che coltiva il sogno di sfondare nel mondo dei musical.
Si trova a tornare a vivere con la madre (Anh Tran Nghia), una donna vietnamita inasprita dalla vita che gestisce un piccolo ristorante, e che vorrebbe per lei una carriera più tradizionale.
Un rapporto incrinato nel tempo che assume nuova forma tra i profumi e la calma della cucina del ristorante.
Intanto Yvonne non smette di lottare per il proprio futuro artistico e, finalmente, si presenta l’opportunità di un’audizione per uno spettacolo importante.
“Questo film parla di ricerca dell’identità, di divario generazionale e di un dialogo che si riaccende, ma non attraverso le parole, perché in una famiglia franco-vietnamita certe cose non si dicono apertamente. Invece di dire “ti voglio bene” o “sono fiera di te” a sua figlia, la signora Nguyen preferisce cucinarle i suoi piatti preferiti”, ha dichiarato il regista franco-vietnamita Stéphane Ly-Cuong.

Perché guardare Nguyen Kitchen
Il film offre un ritratto fedele della comunità vietnamita di Parigi, collocata nel microcosmo pulsante di un ristorante di famiglia, dove il ritmo della cucina scandisce le tensioni, le emozioni e le trasformazioni dei personaggi.
Tra il mormorio melodioso della lingua vietnamita, delle mani laboriose che piegano involtini, il tocco metallico degli utensili, l’acqua che vibra in pentola, l’olio che sfrigola in pentola, i rapporti familiari prendono una strada nuova.
“Affettare, friggere, mescolare, versare, aggiungere ripieno, mettere da parte. Mangiare? No, guardare e basta!” ecco tutti i complicati gesti per preparare i tradizionali involtini Banh Cuon, quelli sottilissimi con un ripieno goloso che necessitano di 2 ore per prepararli e 1 minuto per mangiarli.
Se guardi questo film ti viene proprio voglia di metterti ai fornelli e cimentarti anche tu nella difficile preparazione!
Molto efficace anche la descrizione dell’allestimento della torta di capodanno, a partire dalla leggenda che c’è dietro, lasciandoci con dovizia di particolari anche gli ingredienti: riso, fagioli mungo, carne con grasso e foglia.
Per finire, si parla anche di nuvole di drago, calde e croccanti, che verrebbe voglia di sgranocchiare durante il film!
Tra questi piatti iconici preparati con meticolosa cura e tanti numeri musicali che esplodono di colore e di energia, il film smonta con ironia e leggerezza gli stereotipi che troppo facilmente proiettiamo sulle minoranze e sulle culture lontane, rivelando invece la complessità, la creatività e la forza delle storie che custodiscono.
Ne nasce un vero e proprio viaggio sensoriale, capace di mescolare sapori, emozioni e musica in un’esperienza che parla del legame profondo tra identità e libertà, tra il peso delle radici familiari e il desiderio di esprimersi senza compromessi.
Il risultato è un musical che avvolge lo spettatore con un’energia contagiosa e con un ventaglio di sapori indimenticabili, trasformando ogni scena in una celebrazione della cultura, del cibo e della possibilità di reinventarsi.












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